Progetti e iniziative

PREMIO AMICI GRAN PARADISO

da La Stampa del 18 giugno 2008

MORTO AD ASIAGO MARIO RIGONI STERN UN "AMICO DEL GRAN PARADISO"

Alessandro Ballesio

Nuovo
              sito La neve non era quella dura e crudele della ritirata di Russia. Era dolce, da chiamare in mille modi, come faceva quando era bambino all’altopiano di Asiago con l’Amia Marietta, la zia del suo nonno. La neve del Pian dell’Azaria, chissà le volte che l’avrà immaginata, Mario Rigoni Stern. Nove anni fa aveva gli occhi lucidi a ricordare quanto erano lì, custodite nel suo cuore, le montagne della Valle Soana e del Gran Paradiso: “Il Pian dell’Azaria mi è sempre rimasto dentro: nei momenti più difficili della ritirata in Russia, quando pensavo all’Azaria, allora sognavo e tornavo a sperare di poter uscire da quell’inferno”.

Nell' ottobre del ‘99 gli tornava in mente quell’estate, “quando mi trovavo a Campiglia con il mio plotone di alpini fucilieri, per i campi estivi”. Nella sede della comunità montana Reggenza dei Sette Comuni, ad Asiago, gli veniva consegnato il premio Amici del Gran Paradiso, l’unico riconoscimento ricevuto in tanti anni dal Canavese. La motivazione diceva tutto: “A Mario Rigoni Stern, il “Sergente della neve” che non ha mai dimenticato le montagne del Canavese e del Gran Paradiso, e che ha saputo in tutti i suoi libri fare della montagna e della sua gente i protagonisti di una civiltà che non vuole e non deve appartenere al mondo dei vinti”.

Con le parole e le immagini era di nuovo lì, tra Campiglia e i sentieri che portano al piano: “Sono passati sessant’anni: eravamo giovani, sempre allegri, la gente di lassù ci voleva un gran bene. Noi aiutavamo a spaccare la legna e a fare qualche lavoro nei campi: da Pont ci arrivava un pane eccezionale, o almeno così ci sembrava allora”. E’ un sogno tenuto in una sfera di cristallo, perché da lì a poco avrebbe lasciato il posto al rimpianto di un’estate terminata troppo in fretta: la discesa a Castellamonte voltandosi indietro, una volta e poi un’altra ancora. Il giovane Rigoni Stern e il suo plotone sarebbero ripartiti subito per Aosta. Dalla radio, la notizia che l’Italia era entrata in guerra. Nel suo racconto ad occhi chiusi, respirava forte il profumo “dei prati dolcissimi, della sua acqua, dei fiori e degli animali”. Confesserà che “quel paesaggio mi è sembrato di ritrovarlo soltanto nei sogni, quasi fosse una montagna incantata, irraggiungibile”. Poi gli facevano notare quanto fosse “vera”, l’Azaria. E lui incalzava: “Nel mio girovagare per monti, non ho mai incontrato una montagna così bella”. Diceva di sognarla a occhi aperti quando sul Don lui e i suoi cercavano di uscire dall’accerchiamento dei russi durante la ritirata: “Qualcosa di così bello da infonderti pace e serenità, da darti la forza di andare avanti in quei momenti terribili, dove vedevi morire tanti tuoi compagni. Anche quelli che erano stati con te all’Azaria”. E chissà, il “sergente”, quanto l’avrebbe voluta sentire scricchiolare sotto i piedi, quella neve.

 

 

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